Affidare a terzi la scrittura dei contenuti non significa perdere il controllo sulla voce della propria azienda, al contrario significa pianificare una comunicazione attinente il carattere del brand.
Come da tempo scriviamo su questo nostro Magazine, la creazione di nuovi e aggiornati contenuti è diventata, oggi, la base della visibilità di un’azienda online. Sia per Google, sia per le piattaforme di intelligenza artificiale. Battiamo su questo tasto, perché l’evoluzione della comunicazione online è così rapida, che ciò che è sufficiente oggi non lo è già più domani. Quindi il rischio è quello di restare al palo ed essere sopravanzati dalla concorrenza. Lo abbiamo ribadito nell’articolo dedicato al nostro approfondimento su GEO per PMI per fare comprendere come un Sistema Editoriale esterno, cioè prodotto da un’agenzia come evoluzionecommerce, possa davvero aiutare le aziende a presidiare anche la ricerca generativa. A questo punto, una domanda diventa lecita: “Va bene, ma se scrivete voi i contenuti per il mio sito o il mio e-commerce, quanto controllo mi resta sulla voce della mia azienda?”. È una domanda sacrosanta alla quale cerchiamo di rispondere nelle prossime righe senza nasconderci dietro un elenco di clausole contrattuali, ma spiegando concretamente come funziona il processo, passo dopo passo.
Abbiamo detto: una domanda più che lecita. Dunque, la poniamo con lo stesso spirito con cui l’abbiamo affrontata parlando di come un Magazine gestito dall’esterno si integra con chi già scrive per l’azienda: un’azienda che affida a terzi la propria comunicazione non sta firmando una delega in bianco, ma sta avviando una collaborazione che funziona solo se resta sotto il suo controllo in ogni fase.
Prima di entrare nel merito del processo, vale la pena capire perché questa obiezione è così frequente e così legittima, specialmente per chi non ha mai lavorato con un fornitore esterno di contenuti.
Un’azienda costruisce la propria identità comunicativa nel tempo: il modo in cui parla ai clienti, le espressioni che usa, il livello di formalità, persino le posizioni che prende su certi temi del proprio settore.
Questa identità non è un dettaglio estetico, è parte del patrimonio dell’azienda, esattamente come lo è un marchio registrato o un catalogo prodotti. Noi raccogliamo questi dati in un brand book aziendale, che diventa come una “Bibbia” di una comunicazione dedicata.
Quando qualcuno propone di scrivere contenuti per conto dell’azienda, la paura implicita è che quell’identità venga diluita, snaturata o peggio sostituita da un tono generico “da agenzia”, che non assomiglia più a cosa e chi l’azienda realmente è.
È una paura fondata: esistono fornitori che lavorano così, producendo contenuti intercambiabili che potrebbero essere firmati da chiunque.
Il punto non è se cedere o no il controllo, ma capire esattamente dove, come e quando quel controllo viene esercitato durante il processo.
È proprio su questo che vogliamo essere chiari in questo articolo.
Proviamo a scendere nel concreto, passo dopo passo, così puoi valutare dove interviene il tuo controllo e dove invece lavoriamo in autonomia per alleggerire il tuo carico operativo.
– Primo passaggio: lo studio del tono di voce
Prima ancora di scrivere una singola riga, il lavoro comincia studiando come l’azienda comunica già, quando esiste un materiale di riferimento (sito, social, newsletter, documenti commerciali).
Non si tratta di un’intervista formale, ma di un’analisi concreta di esempi reali per capire registro, parole ricorrenti, argomenti che l’azienda tratta con sicurezza e altri che invece preferisce evitare.
Se l’azienda ha già qualcuno che scrive contenuti, come raccontato affrontando l’integrazione con chi già scrive per l’azienda, questo passaggio diventa ancora più importante: il tono di un Magazine aziendale non si inventa da zero, si allinea a quello già esistente.
– Secondo passaggio: la proposta di argomenti e struttura
Prima di scrivere un articolo completo, viene condivisa una proposta di argomento, titolo e struttura (i punti principali che il pezzo tratterà).
Questo passaggio noi preferiamo condividerlo con l’azienda sulla programmazione completa del Sistema Editoriale, individuando già il calendario di argomenti e le date di pubblicazione. È un modo per pianificare con più cura e per condensare in un solo momento l’impegno del nostro cliente.
È il momento in cui puoi segnalare se un argomento è meno pertinente, se manca un punto di vista importante per il tuo settore o se preferisci un angolo diverso da quello proposto.
– Terzo passaggio: la bozza prima della pubblicazione
Ogni contenuto viene condiviso in bozza prima di essere pubblicato, non dopo. È il momento di controllo più concreto: puoi leggere il testo intero, chiedere modifiche, correggere un dettaglio tecnico del tuo settore, che solo chi lo vive ogni giorno conosce davvero o semplicemente dare il via libera.
Nessun contenuto va online senza essere passato da questo passaggio. Non è una formalità, è la garanzia che l’azienda resti sempre l’ultima voce in capitolo su cosa viene pubblicato a suo nome.
– Quarto passaggio: l’allineamento periodico
Con il tempo, una volta che il tono di voce è stato validato e il meccanismo è rodato, alcune aziende scelgono di snellire questo processo.
Magari rivedono solo i pezzi su argomenti più delicati e lasciando maggiore autonomia su quelli già consolidati. È una scelta che resta sempre dell’azienda e non una scorciatoia di chi scrive i contenuti.
Fin qui abbiamo parlato di processo. Ma cosa significa davvero, nei contenuti stessi, mantenere la voce di un’azienda invece di scrivere per lei con un tono generico?
Significa, prima di tutto, evitare affermazioni che l’azienda non farebbe mai, anche quando sarebbero tecnicamente corrette.
Un’azienda che ha sempre evitato un certo tono aggressivo nel parlare dei concorrenti, per esempio, non lo adotterà improvvisamente in un articolo scritto da terzi, solo perché “funziona meglio per la conversione”.
Significa anche rispettare le posizioni specifiche che l’azienda ha già preso pubblicamente, anche quando il tema richiederebbe, in teoria, un approccio diverso.
Se un’azienda ha sempre comunicato un certo approccio nei confronti del proprio settore, come raccontato affrontando il tema del content marketing per e-commerce, quella coerenza va preservata contenuto dopo contenuto, non trattata come un vincolo da aggirare.
Significa, infine, lasciare spazio alle correzioni che solo chi vive il settore ogni giorno può fare.
Chi scrive contenuti per mestiere può conoscere bene le logiche della GEO e della comunicazione, ma non conoscerà mai il tuo settore con la stessa profondità di chi lo vive quotidianamente.
Il controllo in fase di bozza serve esattamente a colmare questa differenza.
Finora abbiamo parlato soprattutto di testi, ma lo stesso principio di controllo condiviso vale anche quando un contenuto include immagini scelte o suggerite da chi scrive, come raccontato nella guida completa alle immagini per e-commerce.
Una foto di prodotto fuori contesto o uno stile visivo, che non rispecchia l’identità del brand, comunica un messaggio sbagliato quanto un testo scritto con il tono sbagliato.
Per questo, quando un contenuto prevede immagini, anche queste vengono proposte in bozza insieme al testo, non aggiunte dopo in autonomia.
È lo stesso principio di revisione condivisa applicato a un elemento diverso del contenuto, non un’eccezione alla regola.
Proviamo a rendere tutto questo meno astratto con un esempio pratico. Immaginiamo un’azienda che vende macchinari per la lavorazione del legno e riceve in bozza un articolo, che spiega come scegliere il macchinario più idoneo al tipo di produzione.
Il titolare, leggendo la bozza, nota che un passaggio descrive un certo tipo di lavorazione come “poco diffusa in Italia”, mentre in realtà, nel suo settore specifico, è una lavorazione molto richiesta da una nicchia di clienti importante per l’azienda.
È esattamente il tipo di correzione che il passaggio di revisione è pensato per raccogliere: non un errore grammaticale, ma una sfumatura di competenza di settore, che chi scrive non poteva conoscere senza quel confronto.
Il pezzo viene corretto e poi pubblicato.
Da quel momento quella sfumatura diventa parte del patrimonio di conoscenza condivisa, utile anche per i contenuti successivi sullo stesso tema.
È un processo che, con il tempo, costruisce una conoscenza reciproca sempre più solida, lo stesso tipo di accumulo progressivo di cui abbiamo parlato, affrontando quanto tempo serve per vedere i primi risultati con la GEO.
Quindi, non stiamo parlando di un controllo che si esaurisce in un singolo scambio, ma una collaborazione che migliora articolo dopo articolo.
Un team. che compone una redazione specializzata in questo genere di operatività, saprà ridurre al massimo l’impegno di revisione.
Potremmo limitarci a un confronto superficiale prima della pubblicazione, giusto per poter dire che “l’azienda ha approvato”. Non lo facciamo, per una ragione molto concreta legata a come funziona davvero la GEO.
Come raccontato nel pillar dedicato, le piattaforme di intelligenza artificiale premiano i contenuti che dimostrano competenza reale e specifica, non genericamente corretta.
Un contenuto che suona vago o impreciso su un dettaglio di settore, rischia di essere meno citabile di un contenuto che invece riflette con precisione la conoscenza di chi quel settore lo vive ogni giorno.
Il controllo dell’azienda non è quindi solo una garanzia di immagine, è anche un ingrediente della qualità stessa del contenuto, utile tanto per il lettore umano quanto per i modelli generativi che lo analizzano.
Allo stesso modo, come raccontato parlando di come aumentare il tasso di conversione di un e-commerce, un contenuto che il pubblico percepisce come autentico, coerente con il resto della comunicazione dell’azienda, funziona meglio anche in termini di fiducia e conversione rispetto a un contenuto corretto ma impersonale.
Posso chiedere modifiche anche dopo che un contenuto è stato pubblicato?
Sì. Il passaggio di revisione in bozza riduce la necessità di modifiche successive, ma un contenuto pubblicato non è scolpito nella pietra: se emerge un’imprecisione o un cambiamento nella strategia dell’azienda, l’articolo può sempre essere aggiornato.
Cosa succede se non sono d’accordo con l’angolo scelto per un articolo?
Il secondo passaggio del processo, quello sulla proposta di argomento e struttura, esiste proprio per intercettare questo tipo di dissenso, prima che si trasformi in un intero articolo da riscrivere. Prima si interviene, meno lavoro serve per correggere la rotta.
Devo rivedere personalmente ogni singolo contenuto o posso delegare?
Dipende dall’organizzazione interna dell’azienda. Alcune aziende preferiscono che sia sempre il titolare a validare i contenuti, altre delegano questo compito a chi si occupa già di marketing o di comunicazione, come raccontato affrontando il tema di chi già scrive per l’azienda. Altre ancora delegano questo compito proprio alla redazione esterna, grazie a tecniche consolidate di interazione. Tutte queste scelte sono legittime, l’importante è che sia chiaro fin dall’inizio il percorso da seguire.
Il controllo che descrivete rallenta la cadenza di pubblicazione prevista dal calendario?
Non se il passaggio di revisione avviene con tempi ragionevoli da entrambe le parti. È più un adattamento del flusso di lavoro che un rallentamento: la bozza viene condivisa con margine sufficiente prima della data di pubblicazione prevista, proprio per lasciare spazio a un confronto reale senza mettere fretta a nessuno.
Affidare a terzi la scrittura dei contenuti non significa perdere il controllo sulla voce della propria azienda. Al contrario, significa costruire un processo, in cui quel controllo viene esercitato secondo una programmazione concordata, nello studio iniziale del tono, nella proposta di ogni argomento e nella revisione della bozza. Nessun passaggio salta questo controllo e nessun contenuto rappresenta l’azienda senza che l’azienda stessa dia il suo placet.
Se vuoi capire meglio come funzionerebbe questo processo per la tua azienda specifica, richiedi una consulenza gratuita: ne parliamo insieme, partendo da come comunichi già oggi, non da un modello standard pensato per chiunque.
A presto e buon lavoro.
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