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Google è il Regno delle domande, tu diventane il Re delle risposte

Ogni giorno miliardi di interrogazioni vengono inoltrate al più grande motore di ricerca del mondo e ogni azienda dovrebbe ambire a un posto primario nei relativi risultati

I numeri non mentono. Quindi ecco l’ultimo aggiornamento di febbraio 2024. Nel mondo, Google riceve circa 2.000.000 di ricerche al minuto con una media di oltre 33.000 utenti ogni secondo. Queste ricerche vengono elaborate con un totale di 3,5 miliardi di informazioni ogni giorno. Le fonti di Google sono il proprio ecosistema e i canali social da cui trae costantemente nuovi dati. In Italia, le ricerche giornaliere sono circa 50 milioni. Per questa sua vastità di informazioni Google viene bersagliato da miliardi di domande che attendono risposte. E lui le fornisce attraverso i propri canali, che sono: Motore di Ricerca, Google News, Discover, Google Assistant, YouTube, Maps, PlayStore, Chrome, Gmail, Google Drive, Siti Partner. Essere al centro di queste risposte è un valore aggiunto a cui ogni azienda dovrebbe mirare. Vediamo come e dove nelle righe che seguono.

Nessuna distinzione tra clientela e utenza

Se veramente vogliamo che un’azienda venga considerata da Google un partner di cui potersi fidare, e di conseguenza premiare, dobbiamo capire di cosa si nutre.

Google nasce con l’intenzione di fare un sacco di soldi. Concepita nelle aule dell’Università di Stanford, in California, è stata finanziata nel 1998 da un certo Andy Bechtolsheim, che mise a disposizione i primi 100.000 dollari.

In America nessuno finanzia un progetto se non ne vede uno sviluppo molto lucroso. Difatti, nel 2022 Google ha generato 224 miliardi di dollari. I dati del 2023 non sono ancora aggiornati.

Possiamo dire che, per incassare così tanto denaro, Google si avvale di un sistema molto redditizio: si fa foraggiare gratuitamente di materia prima (le informazioni), che poi rivende altrettanto gratuitamente all’utenza, ma a vantaggio di chi paga perché quelle informazioni siano visibili.

Dunque, Google si nutre in egual modo delle attività che aziende e utenti svolgono sul web, le utilizza per la propria missione (quella di fornire risposte), ma in questa seconda fase le seleziona favorendo chi lo paga di più.

I premi e le punizioni

Tuttavia, le strategie operative di Google hanno un punto debole, che le aziende devono conoscere per garantirsi vantaggi, non sempre misurabili a suon di soldoni.

E il punto debole è questo: Google è alla ricerca di:

  • affidabilità;
  • pertinenza;
  • completezza;
  • aggiornamento.

Difatti, per incassare denaro Google ha bisogno di utenti, ai quali fornire risposte altamente soddisfacenti. Se Google perdesse autorevolezza non avrebbe più motivo di esistere, o meglio si metterebbe alla pari di tanti altri motori di ricerca che sono spariti nel nulla, come Archie che fu il primo nel 1989.

Per questo motivo Google ha fame di informazioni affidabili, pertinenti all’argomento di cui trattano, complete nei loro contenuti, aggiornate alla realtà quotidiana. Per questo tipo di informazioni Google è disposto a pagare.

Proprio così, anche se non si tratta di un pagamento in denaro, ma sotto forma di una valutazione benefica di chi gli fornisce questo tipo di informazioni. Per valutazione benefica s’intende l’assegnazione di un alto punteggio, che migliora il rating online dell’azienda e, di conseguenza, ne migliora la visibilità sulle risposte.

Dunque, esaminiamo uno per uno questi quattro parametri che possono consentire alle aziende di entrare nel Regno delle Risposte (Google appunto) e di diventarne artefici primari (chiamiamoli Re), governandone le risposte di competenza.

Iniziamo con l’affidabilità. Si tratta di individuare con esattezza qual è il tipo di domanda che l’utente può porre a Google e quale dovrebbe essere il contenuto di una risposta che lo soddisfi appieno.

Parliamo dunque di uno stato di soddisfazione dell’utente, che Google sa misurare benissimo grazie a metriche analitiche che vengono esaminate dai suoi algoritmi. Ad esempio la durata di stazionamento in una pagina, la ricerca di altre informazioni all’interno di un sito, un eventuale acquisto, la richiesta di un contatto. E molto ancora.

Azioni simili condivise da molti altri utenti rafforzano la convinzione che quell’azienda merita un alto rating di affidabilità.

Abbiamo anche accennato alla pertinenza.

Come si usa dire, non si possono scambiare fischi per fiaschi. Se costruisco palloni da calcio non posso improvvisamente deviare gli argomenti delle mie pagine web su come si gioca una schedina o come si scommette su una partita. L’argomento sembra correlato, ma non è assolutamente coerente con la ricerca di un utente interessato ai palloni da calcio.

Tutto quanto viene pubblicato deve essere attinente e interessante per chi visita un’azienda online. Altrimenti l’utente abbandona immediatamente il sito e non ci torna mai più. E questo atteggiamento Google è in grado di percepirlo e valutarlo con un punteggio negativo.

Tuttavia, ciò che viene comunicato all’utente non soltanto deve essere per lui pertinente e affidabile per Google. Deve essere anche completo.

C’è una favoletta che gira per le web agency e che racconta che per mostrare completezza a Google è necessario scrivere pagine e pagine di contenuti. Soprattutto sui blog.

Niente di più falso e inutile.

I contenuti devono essere completi, sia quando si tratta di materiale discorsivo, sia quando si tratta di materiale tecnico e informativo come, ad esempio, le schede di un prodotto o le regole di un ecommerce.

Tutto quanto viene pubblicato deve avere un carattere di utilità per chi visita un sito, senza perdersi in inutili minuetti o in fantasie creative. Google è pragmatico, perché l’utente ha poco tempo da perdere. Questa è la frenesia del web.

Ed è anche un a favola bella e buona che Google premi soltanto le informazioni dell’ultima ora. Non è così che il motore di ricerca si comporta quando deve fornire le sue risposte.

Per Google, “aggiornare” significa soltanto “validità nel tempo”. Per essere più chiaro su questo punto faccio un esempio molto semplice.

Se l’oggetto della mia azienda è quello di tenere a disposizione dell’utenza un insieme di dati statistici e la domanda che viene fatta a Google è quella relativa al volume delle vendite online ante-pandemia, io devo fornire quei dati che sono stati aggiornati al 2019.

Perché Google ne giudichi positivamente l’aggiornamento, non è necessario che io replichi quei dati con ulteriori contenuti nel 2024.

Si tratta di dati che hanno una loro collocazione nel 2019 e che, quindi, è inutile aggiornare. Tuttavia Google continuerà a considerarmi affidabile perché quei dati sono corretti e corrispondono perfettamente ad una risposta che l’utente si attende.

Al contrario, se io ho un sito che parla di calcio e devo tenere aggiornata la classifica del campionato, Google mi punirà se l’aggiornamento dei miei dati non è costante con il disputarsi delle partite. Basta un giorno di ritardo per perdere la sua considerazione.

Non più solo motore di ricerca

Abbiamo qualificato Google come il Regno delle Domande, ma forse non tutti ne sono ancora convinti. Ed è un male. Ci sono tanti competitor che ambiscono a tenere in mano lo Scettro e a mettersi per cappello una Corona.

In ogni caso, sarebbe bene non perdere tempo nell’adeguare un’azienda al mondo digitale.

Difatti, giorno dopo giorno, Google va alla conquista di nuovi territori da inglobare. E lo fa, creando intorno a sé un ecosistema a cui abbiamo fatto cenno nelle premesse. Come l’Universo astrale è in continua espansione, anche l’Universo di Google sembra inarrestabile.

Rimanerne fuori non è una buona strategia.

Ecco con quali altri strumenti Google eroga risposte, oltre al motore di ricerca.

  • Google News: è un aggregatore di notizie che offre agli utenti una selezione di articoli giornalistici provenienti da varie fonti di notizie online. Gli utenti possono personalizzare le proprie preferenze e ricevere aggiornamenti su argomenti di loro interesse;
  • Google Shopping: è il canale comparaprezzi dei prodotti che le aziende mettono in vendita su Google;
  • Google Discover: è una funzionalità del motore di ricerca di Google che mostra agli utenti articoli, video e contenuti rilevanti, basati sui loro interessi, sulla cronologia di ricerca e sull’utilizzo passato. Si comporta un po’ come i social;
  • Google Assistant: è un assistente virtuale alimentato da una intelligenza artificiale che fornisce risposte vocali e assistenza agli utenti attraverso dispositivi come smartphone, altoparlanti intelligenti e smartwatch;
  • YouTube: è la più nota piattaforma di condivisione video di proprietà di Google. Gli utenti possono caricare, guardare, commentare e condividere video su una vasta gamma di argomenti. Le aziende possono renderli disponibili alla propria clientela;
  • Google Maps: è un servizio di mappe e di navigazione che fornisce indicazioni stradali, visualizzazioni satellitari, informazioni sul traffico e altro ancora, come la localizzazione di aziende e servizi;
  • Google Play Store: è il negozio online di Google per applicazioni Android e contiene giochi, film, musica, libri e altro ancora. SI tratta di prodotti digitali, mentre per quelli fisici è attivo Google Store;
  • Google Chrome: è il browser web sviluppato da Google. È uno dei browser più utilizzati al mondo e offre agli utenti accesso a una vasta gamma di contenuti online;
  • Gmail: è il servizio di posta elettronica gratuito di Google che consente agli utenti di inviare, ricevere e organizzare le proprie email. Contiene messaggi pubblicitari in ogni sua sezione.
  • Google Drive: è un servizio di cloud storage che consente agli utenti di archiviare, sincronizzare e condividere file e documenti online. Molte aziende lo usano per consentire alla clientela l’accesso alle informazioni.

Vi sono poi altri canali utilizzati da Google per distribuire informazioni, anche se al momento sono meno popolari. Includono:

  • blog e siti web: Google li utilizza per comunicare con gli utenti e condividere informazioni su prodotti, aggiornamenti e iniziative;
  • eventi e conferenze: Google partecipa e organizza una serie di eventi, conferenze e presentazioni per interagire con gli sviluppatori, gli utenti e gli stakeholder;
  • pubblicazioni e libri: Google pubblica libri, rapporti di ricerca e altre pubblicazioni su vari argomenti legati alla tecnologia, all’innovazione e altro ancora;
  • social media: Google utilizza le piattaforme di social media come Twitter, Facebook, Instagram e Linkedin per condividere notizie, aggiornamenti e interagire con gli utenti.

Un capitolo a parte va aperto per quanto riguarda Google My Business.

Questo strumento consente alle aziende di gestire la propria presenza online su Google, inclusa la visualizzazione delle informazioni aziendali nei risultati di ricerca locale e su Google Maps. Gli utenti possono lasciare recensioni, postare foto e porre domande direttamente sulla pagina dell’azienda.

L’interazione con i profili aziendali su Google My Business è certamente un aspetto importante della presenza online di un’azienda.

Tra domande e risposte tu stai nel mezzo

In conclusione, Google rappresenta il nucleo pulsante del mondo digitale, il Regno delle Domande dove milioni di interrogativi vengono posti ogni istante e dove le risposte sono moneta preziosa per ogni azienda.

In quel mondo, certamente qualcuno ti sta cercando, anche in questo momento. Sta cercando quello che tu gli puoi offrire e che lui è disposto a pagare o ha necessità di ricevere. Bisogna, dunque, esserci con il maggior profitto possibile.

Stiamo parlando di un gigante tecnologico, che si è trasformato nel principale custode e distributore di conoscenza nel panorama online.

Le aziende che desiderano emergere nel mondo digitale devono comprendere che loro stesse diventano parte integrante del combustibile che alimenta il motore di Google.

Un combustibile che deve essere affidabile, pertinente, completo e attuale. Google ne ha necessità e per questo ripaga le aziende con una maggiore visibilità e un rating online elevato.

La reputazione online di un’azienda dipende, quindi, dalla sua capacità di rispondere alle domande degli utenti in modo efficace e soddisfacente, dimostrando così la propria autorevolezza nel settore di competenza.

In un mondo in cui la concorrenza è sempre più serrata e l’attenzione degli utenti è sempre più fugace, diventare il Re delle Risposte su Google richiede dedizione, impegno e una comprensione profonda delle dinamiche del mondo digitale.

Anche grazie a team specializzati nell’affiancare le imprese in questo loro irrinunciabile percorso.

Soltanto coloro che riescono a rispondere con competenza e autenticità possono conquistare un posto di rilievo nel cuore pulsante del Regno delle Domande.


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2 risposte a “Google è il Regno delle domande, tu diventane il Re delle risposte”

  1. Artista pittore Accademico, Cav., Ufficiale, Prof. Manlio Manvati ha detto:

    Dopo oltre due anni, ancora nessuno si è interessato della presenza dei miei lavori (già in qualche museo).

    • Lorenzo Lo Vecchio ha detto:

      Vedo che questo commento appartiene a un pittore famoso che però non ha voluto firmarsi. In ogni caso, se possiamo aiutarti sul web, ben lieti di poterlo fare.

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