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E-commerce come funziona: analisi dell’assetto tecnologico

Dopo lo studio del mercato, della concorrenza e della clientela, rivolgiamo ora lo sguardo alla parte strumentale necessaria per vendere online

Da oggi il Magazine di evoluzionecommerce, il team che affianca le imprese nel loro percorso di successo online, imprime una svolta alle nostre “pillole” quotidiane di consapevolezza.

Finora abbiamo approfondito quanto sia essenziale la conoscenza del mercato, prima di avviare qualsiasi progetto aziendale online. Poi siamo passati ad una panoramica sui concorrenti, che su Internet potrebbero essere ben diversi da quelli del mercato tradizionale. Infine ci siamo soffermati sulla profilazione della clientela potenziale.

Oggi cominciamo ad esaminare quanto sia importante anche l’assetto tecnologico. Cioè la completezza e l’efficienza degli strumenti operativi che servono ad un’azienda per vendere online.

La prima considerazione da fare è quella relativa alla piattaforma e ai suoi contenuti.

Spesso ci viene chiesto un chiarimento su quale sia la piattaforma ideale per vendere online. E il primo consiglio è che si deve trattare di una tecnologia open source. Vale a dire una scrittura di codici che sia comprensibile a chiunque.

Il motivo di questa scelta è duplice:

  • l’impresa non deve rischiare di rimanere schiava di chi realizza la piattaforma
  • i sistemi open source continuano a svilupparsi con alle spalle l’esperienza di milioni di siti già operativi e performanti

Come sempre, cerchiamo di contenere le nostre “pillole” in poche righe, in modo da rendere più semplice e gradevole l’accesso a questo tipo di informazioni. Quindi, oggi, ci soffermiamo sul primo punto.

Cosa significa restare schiavi di una web agency o di un esperto informatico? Significa che nessuno mai si arrischierà a mettere le mani su sistemi che non conosce, perché scritti da altri.

In questi casi, la scrittura e la concatenazione dei codici diventa così incomprensibile, che andare ad operare in un sistema proprietario si presenta come un’operazione ad alto rischio per l’incolumità di tutto il sito.

Non a caso le piattaforme proprietarie vengono utilizzate da quegli informatici, o web agency, che mirano a creare dipendenza sul cliente.

Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire che in caso di dissapori, anche di carattere economico o di servizio, il loro cliente non può rivolgersi ad altri, se non con il grave danno di dovere ricostruire tutto daccapo. Nel mondo ecommerce sono innumerevoli queste situazioni. Noi le giudichiamo molto scorrette.

Al contrario, i sistemi open source sono piattaforme le cui logiche informatiche sono note a tutti e che, spesso, godono di squadre specializzate di sviluppo.

Tra i sistemi open source più famosi citiamo Woocommerce, Prestashop, Magento, Shopify. Ecco una sintetica carrellata su ognuna di queste piattaforme.

  • Woocommerce: è completa in ogni sua parte, gode di continui aggiornamenti, per alcune sue operatività di base può essere facilmente utilizzata anche da personale non professionista interno all’azienda.
  • Prestashop: non è completa in ogni sua parte, ma si integra con l’uso di plugin spesso conflittuali tra loro. Per questo motivo gli aggiornamenti risultano a volte cervellotici e rischiosi. È più complessa da utilizzare da eventuali operatori non professionisti interni all’azienda.
  • Magento: ne esistono due versioni. La prima è gratuita ed è molto limitata rispetto alle funzionalità necessarie ad un ecommerce di successo. La seconda è a pagamento e risulta piuttosto costosa, anche per la necessità di intervento da parte di sviluppatori professionisti. È poco adatta a chi non ha grandi budget da investire.
  • Shopify: nasce come piattaforma per il fai-da-te e prevede un abbonamento mensile. Le quote partono da investimenti irrisori per arrivare a un paio di migliaia di euro mensili. Se esistono queste differenze di prezzo, significa che per quote inferiori si accede a servizi meno completi e performanti.

Per oggi ci fermiamo qui. Domani analizzeremo più a fondo il secondo punto, quello relativo alla maggiore esperienza delle piattaforme open source, rispetto ai sistemi proprietari.

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