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Amazon utilizza società segrete per fare concorrenza alle aziende italiane

La notizia viene data dal Wall Street Journal e getta un grido d’allarme per tutti coloro che affidano al marketplace le loro vendite online

La rivelazione è esplosiva e viene denunciata dal Wall Street Journal, il quotidiano più diffuso negli Stati Uniti e presente nel mondo con oltre due milioni di copie giornaliere. Ancora una volta l’inchiesta riguarda Amazon, il colosso dell’ecommerce a cui molte aziende si affidano per la vendita dei propri prodotti. Anche qui in Italia. Da più parti nel nostro Magazine abbiamo sottolineato i pericoli che corrono gli imprenditori, quando stringono accordi commerciali con Amazon. Tuttavia non avevamo mai immaginato che esistessero strategie segrete, attraverso cui Amazon farebbe concorrenza ai suoi stessi venditori. Ed invece il giornale americano lo rivela, lanciando un grido di allarme anche per le imprese del nostro Paese. Quanti soldi hanno già perso quelle che vendono su Amazon? Vediamo insieme di cosa si tratta.

Il dominio incontrastato del marketplace americano

Negli annali del commercio online, poche entità hanno esercitato un’impronta così potente e onnipresente come Amazon. Ma dietro la facciata di comodità e accessibilità, si nasconde un panorama inquietante per le imprese che scelgono di collaborare con il gigante dell’ecommerce.

Amazon, grazie alla sua vasta rete di venditori partner, ha costruito un’imponente struttura di potere che, per molti versi, mina la competitività delle imprese stesse.

Amazon non è solo un rivenditore online, è una piattaforma che domina il mercato, detenendo una quota impressionante del commercio online negli Stati Uniti e in Europa.

Questo dominio verticale permette ad Amazon di esercitare un controllo sottile su ogni aspetto della catena di approvvigionamento, dalla logistica alla distribuzione, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese che si affidano ad Amazon per raggiungere i consumatori.

Il potere di mercato di Amazon è tanto incontrollabile quanto incontestabile.

Le sue dimensioni mastodontiche gli conferiscono una posizione di dominio nel determinare le condizioni del mercato, dai prezzi alla visibilità dei prodotti. Questo potere enorme può essere esercitato in modi che mettono a repentaglio la sopravvivenza delle piccole imprese che operano sulle sue piattaforme.

Il risvolto oscuro delle pratiche commerciali

Al di là dell’apparenza di partnership e collaborazione, le imprese che si avventurano nel mondo di Amazon spesso si trovano ad affrontare una realtà ben diversa.

Il gigante dell’ecommerce esercita un controllo ferreo attraverso contratti che, più spesso che no, sbilanciano in modo significativo il rapporto tra le parti.

I contratti proposti da Amazon spesso favoriscono in modo sproporzionato la piattaforma stessa, lasciando le imprese partner in una posizione di svantaggio.

Clausole punitive, termini ambigui e condizioni restrittive sono moneta corrente nei contratti proposti da Amazon, costringendo le imprese a cedere il controllo su aspetti delicati del proprio business.

La dipendenza economica da Amazon può spingere le imprese ad accettare contratti rischiosi pur di mantenere la propria presenza sulla piattaforma. Questa situazione di asimmetria del potere permette ad Amazon di esercitare pressioni coercitive sulle imprese partner, spingendole ad accettare termini e condizioni che mettono a rischio il loro futuro sul web.

Spesso, Amazon apre e chiude gli account a suo piacimento, senza doverne rendere conto tempestivamente alle aziende che, improvvisamente, si ritrovano senza ordini, senza clienti e con i fondi bloccati.

Spesso accade anche che vi siano tempi di attesa piuttosto lunghi nella liquidazione dei proventi e provvigioni molto alte da sostenere.

Amazon, peraltro, non permette alle aziende di vendere direttamente alla clientela che, in questo modo, rimane nella lista di Amazon e non in quella del venditore.

Quindi, i contratti sbilanciati proposti da Amazon non solo sono rischiosi per le imprese partner, ma limitano anche le opportunità e le scelte delle imprese. Così Amazon può consolidare il proprio dominio e può creare una sorta di ambiente commerciale che a volte diventa persino asfittico.

Sono già diverse le imprese che cercano di fare fronte comune nella lotta per una parità contrattuale con Amazon. La trasparenza e la chiarezza delle condizioni contrattuali devono essere promosse attraverso regolamentazioni e leggi che proteggano le imprese dalle pratiche della grande piattaforma online.

In un panorama dominato da Amazon, diversificare le proprie fonti di reddito diventa essenziale per ridurre la dipendenza economica da una singola piattaforma. Le imprese devono esplorare altre opportunità di vendita online, come ad esempio un proprio ecommerce, per garantire la propria resilienza e indipendenza commerciale.

Aldilà di ogni presumibile interferenza

In un panorama già così complesso e negativo per le imprese, s’innesta ora anche la rivelazione del Wall Street Journal, che va aldilà di ogni presumibile interferenza.

L’indagine ha svelato pratiche ingannevoli e anti concorrenziali da parte di Amazon, che utilizza società affiliate, come la Big River, per raccogliere con un sotterfugio informazioni sui concorrenti, tra cui le imprese stesse che vendono sul marketplace.

Queste informazioni vengono poi utilizzate per plasmare le strategie di Amazon, concedendogli un vantaggio competitivo ingiusto e minando la concorrenza delle imprese.

Data la crescente centralizzazione del potere nelle mani di Amazon, diventa imperativo per le aziende rivalutare la propria dipendenza da questa piattaforma. La ricerca dell’autonomia diventa imprescindibile per proteggere la propria competitività e garantire una presenza sostenibile nel mercato online.

Come detto, il caso di Amazon solleva interrogativi basilari sulla necessità di regolamentazioni più stringenti. La trasparenza e la concorrenza leale devono essere promosse attraverso normative che limitino le pratiche anti concorrenziali e garantiscano un equilibrio di potere tra le imprese.

E veniamo, nel concreto, alle rivelazioni clamorose del Wall Street Journal, secondo cui per oltre un decennio, Amazon ha tessuto una rete di informazioni segrete, tramite una società affiliata chiamata Big River.

La funzione di Big River, il cui rapporto con Amazon è rimasto sempre segreto, era quella di sondare il terreno dei suoi concorrenti e di minare la loro competitività. Il quotidiano americano la definisce un’operazione oscura, che nasconde dettagli intricati racchiusi in documenti riservati.

Big River, sotto il velo di una società di “imprenditori, pensatori, agenti di commercio e creatori”, avrebbe operato come un braccio clandestino di Amazon.

Sebbene si presenti come un’entità indipendente sul suo sito web, la verità è stata celata dietro il nome in codice di “Project Curiosity“, nato nel 2015.

La sua missione? Raccogliere dati sensibili attraverso le sue vendite su piattaforme rivali, tra cui Ebay, Shopify e Walmart, per alimentare le strategie di Amazon nel dominare il mercato dell’ecommerce.

Le operazioni di Big River si estendono su più paesi, permettendo di acquisire preziosi insights sui prezzi, sulla logistica e su altri dettagli di grande rilevanza nei mercati concorrenti.

Amazon, ormai noto come il gigante incontrastato dell’ecommerce negli Stati Uniti e in Europa, rappresenta quasi il 40% di tutte le transazioni online.

Tuttavia, la sua ascesa al dominio è stata costellata da controversie e accuse di pratiche anti concorrenziali ripetute nel tempo.

Le indagini antitrust della Federal Trade Commission e di 17 stati, nonché le recenti normative europee come il Digital Markets Act, mettono Amazon sotto il microscopio per le sue politiche e le sue azioni.

L’inchiesta del Wall Street Journal conferma le peggiori paure dei rivali di Amazon e delle aziende che vi risiedono.

Difatti, evidenzia pratiche discutibili che sembrano avvalorare le accuse di comportamento scorretto da parte del colosso di Seattle.

Tra gli aneddoti sconcertanti, emergono le infiltrazioni dei membri del team di Big River nelle conferenze e nelle riunioni riservate ai venditori, presentandosi solo come dipendenti di Big River Services, senza rivelare il loro legame con Amazon.

Questa sconvolgente rivelazione getta una luce sinistra sull’ombra che avvolge le strategie di Amazon nel raggiungere e mantenere il suo status di dominatore dell’ecommerce.

Resta da vedere come Amazon risponderà a queste rivelazioni e quali conseguenze avranno sulle future regolamentazioni e sul panorama competitivo dell’ecommerce globale.

In sintesi, l’indagine del Wall Street Journal ha scoperchiato una strategia discutibile da parte di Amazon. Big River, mascherata da venditore su piattaforme online come eBay, Walmart e Flipkart, ha operato nel sottofondo, rastrellando dati sensibili su prezzi, logistica e strumenti per i venditori.

Queste informazioni, acquisite in modo che al momento appare subdolo, sono poi state impiegate da Amazon per migliorare i propri servizi e ottenere un potenziale vantaggio competitivo.

Se Amazon non fornirà valide giustificazioni, l’operazione solleva serie preoccupazioni etiche, poiché Big River ha utilizzato tattiche ingannevoli e Amazon ha cercato di occultare il proprio coinvolgimento.

I sistemi di protezione per le aziende italiane

A questo punto, tornano alla mente le solite domande:

  • Conviene davvero vendere su Amazon, invece che su una propria piattaforma ecommerce?
  • Conviene davvero investire in marketing e concedere alte provvigioni, piuttosto che essere indipendenti nella crescita dei propri fatturati online?
  • Conviene davvero spendere denaro per foraggiare la lista clienti di Amazon, piuttosto che una propria su cui lavorare nella fidelizzazione?
  • Conviene davvero riporre fiducia in una organizzazione che spesso viene considerata border line per le pratiche adottate?

Certo, proteggersi dalle pratiche scorrette di Amazon può essere una sfida, ma ci sono diverse strategie che un’azienda può adottare per mitigare i rischi e garantire la propria sicurezza.

Eccone alcune.

  1. Capacità di rinuncia.
    Più che di una strategia, si tratta di lungimiranza imprenditoriale. Vuol dire studiare attentamente i contratti e le politiche di Amazon per comprendere i propri diritti e le responsabilità. Una volta identificate le clausole problematiche o ambigue è certamente consigliabile non firmare un contratto, piuttosto che sottoporsi a sorprese spiacevoli in seguito.
  2. Diversificazione delle fonti di vendita
    Vuol dire ridurre la dipendenza economica da Amazon attraverso la diversificazione delle fonti di vendita. Questa strategia mitiga il rischio di essere penalizzati da pratiche scorrette della piattaforma. Vuol dire anche esplorare altre piattaforme di ecommerce, vendite dirette ai consumatori e canali B2B.
  3. Costruzione di un brand solido e di una forte fidelizzazione dei clienti
    È consigliabile investire nella costruzione del proprio brand e nella fidelizzazione dei clienti. Offrire un servizio clienti impeccabile, prodotti di alta qualità e un’esperienza d’acquisto unica può creare una base di clienti ripetitivi, che rimangono fedeli nonostante le turbolenze del mercato.

In sintesi, come sempre abbiamo scritto nel corso di tutti questi anni, la scelta di vendere su Amazon non è certo la strategia migliore per costruire le vendite online di un’azienda.

Le vendite non vivono solo sul presente, ma soprattutto sulla crescita costante nel futuro. Amazon è davvero l’ultimo strumento che possa garantire una simile progressione.

Amazon fa indubbiamente i suoi interessi. Ma noi crediamo sia opportuno non diventarne partner. Che le aziende italiane abbiano il coraggio e la costanza di fare i propri.



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4 risposte a “Amazon utilizza società segrete per fare concorrenza alle aziende italiane”

  1. Zattini Tullio ha detto:

    Potreste fare un esempio dell’iter ?
    da quando io , cliente cerco un prodotto e quanto questa ricerca venga manipolata e diretta sucessivamente.
    Grazie e complimenti per il Vostro operato

    • Lorenzo Lo Vecchio ha detto:

      Ciao Tullio e grazie per averci scritto. L’articolo del Wall Street Journal è di questi giorni, quindi la notizia è recentissima. Il sistema che si ipotizza è che Amazon analizzi le offerte delle aziende venditrici e le associ ai comportamenti degli acquirenti. La seconda fase, invece, sarebbe affidata a Big River, che andrebbe a proporre prodotti simili, se non gli stessi, su altre piattaforme, sperimentando azioni concorrenziali. Come vedi dall’articolo che hai letto, Amazon è stata colta di sorpresa dalle rivelazioni del quotidiano americano, anche se si chiarisce che questo tipo di azioni è stato avviato nel 2015. Certamente sarà chiamata a rispondere, ma quali siano le strategie tecniche messe in atto è ancora tutto da scoprire.

  2. Giuliana Bocale ha detto:

    Sono un imprenditore presente sul mercato da 41 anni.
    Ho visto quindi la nascita e l’evoluzione del web e delle vendite on line.
    Circa 20 anni fa lanciammo un nostro prodotto, che vendiamo ancora ora in tutto il mondo, e valutai in quel periodo l’opzione di vendita tramite Amazon, ma alla lettura della prima bozza di contratto, rinunciai perché già le condizioni mi sembravano pessime. Ora forse le mie paure dell’epoca si stanno verificando… In effetti Amazon si sta rivelando una piovra che non ha alcun confine, addirittura il suo PIL è superiore a quello di piu’ nazioni europee messe insieme. Bisogna che finalmente la politica si renda conto che sta foraggiando un ente sovranazionale, che avrà presto piu’ potere di chiunque altro.

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