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Ecco perché l’ecommerce lancia un allarme a tutte le imprese italiane

I dati ufficiali ci dicono che, laddove crescono le vendite online, entrano in sofferenza i negozi tradizionali. Un andamento a cui manifatturieri e grossisti devono porre rimedio

I numeri non mentono e tutte le valutazioni che leggerai in questo articolo di evoluzionecommerce, il team che affianca le imprese nel loro percorso di successo online, sono basati su dati aggiornati. Regione per Regione andremo ad analizzare le chiusure delle attività di vendita tradizionali (negozi su strada) e come in controtendenza aumentino vorticosamente le consegne, sia nel B2B che nel B2C, degli acquisti effettuati online. Il progressivo spostamento di una parte del mercato verso le soluzioni online lancia un grido di allarme anche per le attività manifatturiere e distributive (ingrosso), che si vedono private dei loro rivenditori tradizionali. Il ricorso all’ecommerce diventa, così, un investimento primario che, tuttavia, va affrontato con la massima attenzione. Ragioniamo insieme sui numeri e su alcuni casi di studio che riguardano i clienti di evoluzionecommerce.

Diamo un’occhiata alla rivoluzione del mercato

Secondo i dati forniteci da Google, in Italia oltre il 60% del pubblico e dei buyer avvia le proprie attività di acquisto, partendo da Internet. È un dato che deve fare riflettere:

nel terzo millennio stiamo vivendo la più grande trasformazione del commercio,
dopo l’era della rivoluzione industriale di fine ‘700, primo ‘800.

Nell’introduzione a questo articolo del Magazine di evoluzionecommerce abbiamo parlato di un grido di allarme che, come sempre nel mondo delle aziende, si traduce in opportunità per coloro che per primi cavalcano il cambiamento.

Certamente non è un percorso facile da affrontare, perché colmo di false promesse e di operatori improvvisati. Ma la buona notizia è che:

esiste un metodo consolidato e completo, che ha già dato ottimi risultati,
come nei casi di studio che brevemente riassumo.

Si tratta di clienti di evoluzionecommerce, che ci seguono da anni con piena soddisfazione e successo. Eccone alcuni di cui puoi controllare lo screenshot delle vendite sul sito ecommercevero.

  • Ecommerce di cosmetica: vendite per oltre 1,6 milioni di euro in soli 36 mesi. Partendo da zero ha concluso 9.618 transazioni con un valore medio dello scontrino, pari a 167,98 euro.
  • Ecommerce di articoli per bambini: una media di 50 ordini al giorno raggiunta in soli sei mesi, da marzo a novembre.
  • Ecommerce di nicchia: profumi ad alto costo, partiti da 40.000 euro di fatturato ed esplosi a 500.000 euro dopo un anno di attività.
  • Ecommerce di libri specializzati: 1.978 nuovi clienti in soli due mesi.
  • Ecommerce B2B: investiti su Facebook 12.000 euro, incassati 118.000 euro.
  • Ecommerce di abbigliamento: incassati 310.132 euro con un ROAS del 5,75 (fonte Google ADS).
  • Ecommerce manifatturiero B2C: 453.744 euro incassati nei primi 10 mesi del 2022.

I dati sono reali e sono forniti da Google Analytics. Ma, perché parliamo di rivoluzione del mercato?

Come sempre, per quanto concerne il business e l’andamento delle aziende, l’America precede di qualche anno quello che poi avviene anche in Europa.

E proprio negli Stati Uniti quasi il 99% delle aziende ha aperto un proprio canale online, sia per la vendita di quanto producono, sia per l’acquisizione di nuova clientela.

Chi non lo ha fatto, seppure aziende colossali, ha chiuso i battenti. È il caso di Toys “R” Us, la più grande catena di negozi specializzati in giocattoli, che si è rifiutata di aprire un proprio ecommerce e, di conseguenza, è andata in liquidazione nel 2018.

Grandi brand hanno spostato parte dei loro canali di vendita dall’offline all’online, come nel caso di Zara che ha chiuso oltre 1.200 punti vendita su strada in tutto il mondo.

La stessa Disney ha chiuso 15 punti vendita solo in Italia.

Peraltro una tendenza generale è quella di non accettare più le visite dei venditori, ma di ordinare online ovunque sia possibile.

La rivoluzione di questo mercato ha proiettato piccole realtà verso grandi successi. Eccone solo alcuni.

  • Boom cosmetici ha fatturato 100 milioni in soli cinque anni
  • Lunya abbigliamento vende pigiami e incassa 25 milioni all’anno
  • Oodie produce coperte e in quattro anni ha incassato 400 milioni

Anche le PMI italiane, che ambiscono a mantenere i propri fatturati se non a incrementarli, stanno investendo su operazioni di ecommerce che le proiettino con successo nel crescente mercato online.

I numeri di chi chiude e delle crescite da ecommerce

Nella premessa a questo articolo abbiamo parlato di numeri, quindi manteniamo le promesse ed entriamo nel dettaglio.

I dati che vi riporto sono relativi al primo trimestre del 2024 e ci dicono che:

in Italia, da gennaio a marzo, hanno chiuso 17.243 negozi retail. Una vera apocalisse.
Nello stesso periodo hanno aperto 7.415 negozi, quindi il saldo negativo è di 9.828.

Questa la classifica delle Regioni più colpite. Nell’ordine: Campania, Lombardia, Lazio, Sicilia, Piemonte, Veneto, Puglia, Toscana, Emilia-Romagna, Calabria, Liguria, Sardegna, Abruzzo, Marche, Umbria, Friuli, Basilicata, Trentino Alto Adige, Molise, Valle d’Aosta.

Per contro sale vorticosamente il numero delle consegne dei pacchi, per acquisti effettuati sui vari ecommerce presenti nel nostro Paese.

Nel primo trimestre del 2024 sono state effettuate 734.500 spedizioni
con un incremento a doppia cifra rispetto al medesimo periodo del 2023.

Anche qui abbiamo dati Regione per Regione, che vanno dalle 124.769 della Lombardia, alle 1.532 della Valle d’Aosta.

Ed ecco la classifica regionale, partendo da chi vende di più: Lombardia, Lazio, Campania, Veneto, Sicilia, Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia, Toscana, Calabria, Sardegna, Liguria, Marche, Abruzzo, Friuli, Trentino Alto Adige, Umbria, Basilicata, Molise, Valle d’Aosta.

Più o meno possiamo dire che, salvo qualche eccezione, l’andamento delle chiusure equivale a quello delle maggiori vendite online.

Il metodo collaudato perché l’online funzioni davvero

Questi dati sono sotto gli occhi di tutti. Magari non sono così analitici, ma l’evidenza viene percepita da chiunque. Sia gettando un occhio in strada, sia valutando le difficoltà che le imprese stanno incontrando.

Nelle linee generali i rilievi statistici ci dicono che il valore della spesa pro capite
e gli investimenti delle aziende sono in continuo aumento.

Nonostante un lieve calo dei consumi, registrato lo scorso anno a causa dell’inflazione, e nonostante i venti di guerra che soffiano ai confini dell’Europa, nel 2024 la nostra economia ha ripreso a galoppare. La moneta ha ripreso a circolare.

È indubbio che dopo la pandemia il mondo si sia risvegliato in una nuova dimensione. I dati che abbiamo appena citato ne sono la dimostrazione.

Tuttavia, come sempre avviene in questi casi, c’è che ne ha approfittato maldestramente.

La consapevolezza delle aziende in relazione al diffondersi del mercato online, la constatazione dei cambiamenti comportamentali che incidono anche sui buyer B2B, ha portato molti imprenditori ad approcciarsi al mondo ecommerce.

Ne è conseguito che qualcuno si sia sfregato le mani come un vecchio mercante.

Persone impreparate all’evoluzione si sono proposte come esperti di settore,
se non addirittura come fantomatici guru del “so tutto io”.

Per questo motivo c’è una selezione in atto, che emargina la superficialità e premia il lavoro consapevole. Purtroppo è una selezione che spesso avviene a spese degli imprenditori.

Online ogni azienda si differenzia da tutte le altre per proprie caratteristiche, organizzazione, immagine. Quindi:

per ogni azienda va studiato un percorso personalizzato di crescita su Internet,
pur facendo riferimento a metodi collaudati.

La difficoltà principale nel raggiungimento degli obiettivi aziendali è che il web è in continua, perenne, profonda trasformazione. Già le logiche su cui ci si orientava due anni fa, oggi sono superate.

Il continuo aggiornamento degli addetti ai lavori
è la base irrinunciabile per il successo delle imprese.

Sia che vendano direttamente online, siano che utilizzino il web per acquisire nuova clientela, sottraendola alla concorrenza.

Il successo su Internet si costruisce su quattro pilastri fondamentali:

  1. l’analisi,
  2. la tecnologia,
  3. i contenuti,
  4. il marketing.

Cronologicamente è il metodo su cui è necessario lavorare.

Se manca uno solo di questi pilastri, ogni investimento su Internet è destinato a naufragare o, quantomeno, a non produrre quanto dovrebbe. Su questo punto ricordiamoci sempre che il denaro lasciato per strada è denaro perso. Lo raccoglierà qualcun altro.

Sconsiglio qualsiasi azienda ad affrontare un percorso online, se prima non ha approfondito pienamente la necessità di seguire il metodo che ho riassunto in sole quattro fasi, ma che comprende un’attività molto vasta e articolata.

Su questo punto ti invito a contattare evoluzionecommerce.

Approfondire non costa nulla, ma può salvarti da investimenti casuali che nulla hanno a che fare con una seria programmazione online. Conosci prima di investire!


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